Il primo effetto tangibile della Sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea dello scorso 26 novembre, presso i Tribunali Italiani, coincide con una condanna del MIUR al risarcimento del danno subito da una docente precaria che aveva stipulato con la P.A., nel corso degli anni, ben 7 contratti di lavoro a tempo determinato.

Tale fattispecie concreta ricade nell’ormai noto fenomeno della illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato oltre i 36 mesi previsti dalla normativa comunitaria.

E’ stata proprio la Corte di Giustizia, nella citata Sentenza del 26 novembre, ad esprimersi sul punto. La Corte ha, infatti, chiarito che la clausola 5, punto 1, dell’Accordo Quadro deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale che autorizzi, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti, senza indicare tempi certi per l’espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo qualsiasi possibilità, per tali docenti, di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito a causa di un siffatto rinnovo.

Il Tribunale di Torino, in funzione del Giudice del Lavoro, ha così imposto al MIUR di risarcire la docente con una somma di denaro pari a 15 mensilità affermando, altresì, il diritto della stessa ricorrente a vedersi riconosciuti gli scatti di anzianità maturati durante gli anni di precariato, con conseguente condanna del datore di lavoro a corrispondere le spese di lite.

 

Pubblicato il 7 dicembre 2014