Il Tribunale del Lavoro di Siena stabilizza una precaria storica della scuola e riconosce che la serie di contratti a termine stipulati in successione con il MIUR sin dal 2004 erano volti a sopperire a una carenza non già transitoria, ma strutturale di organico. La sentenza dichiara, dunque, che il contratto di lavoro doveva essere a tempo indeterminato sin dal 1° settembre 2004 e condanna il Ministero dell'Istruzione al risarcimento del danno in favore della sua dipendente quantificato in 10 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto.

La sentenza con cui il tribunale di Siena ha deciso di assumere a tempo indeterminato la docente che si era rivolta al sindacato ANIEF per ottenere il riconoscimento dei propri diritti, sancisce un principio fondamentale dello Stato di diritto: "è interesse precipuo di qualsivoglia ordinamento giuridico a tutela dei diritti universalmente riconosciuti dare preminenza al lavoro a tempo indeterminato che è la sola tipologia lavorativa che può garantire all'individuo non solo la fonte di sostentamento per sé e per i propri familiari, ma anche quella dignità nell'ambito sociale che viene ontologicamente preclusa dalla precarietà della situazione lavorativa, che impedisce qualsiasi tipo di progettualità (familiare e non) ed è di fatto all'origine delle crisi storiche, economiche e sociali a tutti tristemente note specie nel presente momento storico".

Il Giudice ha rilevato l'abuso nella reiterazione di contratti a termine, constatando come, in realtà, tutti i contratti di lavoro stipulati dalla docente precaria fossero volti "a far fronte alla ormai cronica e nota carenza di organico che investe tutta la Pubblica Amministrazione ivi compreso il settore scolastico". Per tale motivo, il Giudice del Lavoro di Siena ha dichiarato "evidente che detto contratto debba essere ritenuto a tempo indeterminato ab origine in quanto l'apposizione del termine è stata effettuata in maniera illegittima e il soggetto investito del contratto a tempo determinato risulta in possesso di tutti i requisiti necessari ai fini dell'assunzione definitiva". MIUR condannato, inoltre, "al risarcimento del danno in favore della ricorrente quantificato in complessive 10 mensilità, anche in considerazione del protrarsi della situazione illecita fino alla data attuale".

"La condanna del Ministero dell'Istruzione a porre fine all'illecita precarietà della vita lavorativa della nostra iscritta, docente a tempo determinato ormai da più di dieci anni, è una vera e propria lezione di civiltà che l'ANIEF ha nuovamente ottenuto in tribunale. Il rispetto del "merito" e della sacralità del lavoro – commenta il Presidente Nazionale ANIEF Marcello Pacifico -, la vera 'buona scuola' sono questo: riconoscere dignità, riconoscere stabilità e certezze a chi svolge, da anni, il proprio lavoro con impegno, costanza e professionalità. Lo sciopero generale di oggi lo abbiamo indetto anche per questo: contro la falsa 'Buona Scuola' di Renzi per rivendicare a viva voce rispetto per i lavoratori della scuola".

Tratto da Anief.org del 24 aprile 2015

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