Il Giudice del Lavoro di Salerno, con sentenza n. 4216/2014 ha accolto il ricorso di 42 docenti appartenenti alla cosiddetta "Quota 96" stabilendo il loro diritto al collocamento in quiescenza a far data dal 1° settembre 2012 e, pertanto, riconoscendo la possibilità di applicazione, nel caso di specie, della normativa pensionistica precedente alla "Riforma Fornero" (D.L. 201/2011 convertito con modificazioni dalla L. 214/2011).

Il Tribunale del Lavoro ricorda, infatti, che "l'art. 24 d.l. 201/11, al comma 3, individua quale elemento discriminante del regime applicabile la data di maturazione dei requisiti di età e di anzianità contributiva alla data del 31.12.2011: per coloro che hanno maturato il diritto entro tale termine vale il vecchio regime, per gli altri il regime successivo" e riprende anche la successiva circolare n. 2 dell'8.3.2012 del Dipartimento della Funzione Pubblica nella parte in cui, al punto 6, prende in esame la particolarità del comparto scuola affermando espressamente che "rimane ferma la vigenza degli specifici termini di cessazione dal servizio stabiliti in relazione all'inizio dell'anno scolastico per le esigenze di servizio". Ad avviso del Giudice, pertanto, "detta circolare appare in linea con il testo della citata legge la quale si occupa esclusivamente della riforma dei requisiti per la maturazione del diritto al trattamento pensionistico, e dunque dei fatti costitutivi del diritto a pensione, modificando le regole stabilite in precedenza con riferimento all'età ed all'anzianità contributiva".

La sentenza rileva, sul punto, come la circolare "non sembra invece preoccuparsi dei problemi relativi ad eventuali sfasature temporali tra il momento in cui si verificano i fatti costitutivi del diritto (età-anzianità contributiva) ed il termine dal quale si può far valere tale diritto (cessando di fatto la prestazione lavorativa)" la circolare, infatti, "distingue la data di maturazione del diritto dai termini di cessazione dei servizio, ossia distingue i fatti costitutivi del diritto a pensione dai momento afferente la decorrenza". Da tali presupposti il Giudice ha dedotto che "se la legge nuova non si occupa della decorrenza, avendo presente come discrimen il momento di maturazione dei requisiti di età/anzianità, il termine di decorrenza è regolato dalla vecchia normativa". Ricordando anche che "Questo è quanto accade nel comparto scuola laddove il DPR n. 358/98 stabilisce una sfasatura tra data di maturazione del diritto e data di collocamento a riposo che coincide con la fine dell'anno scolastico, ossia il 31.8.2012 nel caso di specie".

Nelle conclusioni vengono accolte tutte le ragioni portate avanti dai ricorrenti e la sentenza giunge alla conclusione che "poiché per evitare un disservizio e garantire la continuità didattica al docente viene "imposto" di continuare a lavorare fino al 31.8.2012, appare irragionevole che proprio in forza di questa esigenza egli subisca gli effetti (negativi o positivi poco importa) di leggi successive che modificato il suo diritto già acquisito e non ancora esercitato". Viene, pertanto, accertato e dichiarato il diritto dei ricorrenti al collocamento in quiescenza alla data dell'1.9.2012 ponendo fine, almeno per questi 41 ricorrenti alla lunga diatriba sulla liceità di negare il diritto al pensionamento ai docenti che avevano già maturato tale diritto all'atto di entrata in vigore della nuova riforma pensionistica ma non avevano potuto esercitarlo a causa della particolarità del comparto scuola che impone ai propri dipendenti la cessazione del rapporto di lavoro per collocamento in quiescenza solo a far data dal 1° settembre dell'anno scolastico successivo rispetto al momento della maturazione di detto diritto.

Pubblicato l'11 novembre 2014