Ribadito, con la Sentenza n. 2250/2014 del Tribunale Amministrativo per la Sicilia, il diritto degli alunni disabili in situazione di gravità di cui all'art. 3, comma 3, della Legge 104/92, all'istruzione e all'integrazione scolastica attraverso la frequenza di una classe con un numero limitato di alunni e, comunque, non superiore a 20 unità.

A cura dell'Avv. Salvatore Russo

Il ricorso ha ad oggetto l'impugnazione del provvedimento del dirigente scolastico di un Istituto di istruzione superiore di Palermo con il quale era stato disposto l'accorpamento di due classi, ciascuna con due alunni disabili in situazione di gravità ai sensi dell'art. 3, comma 3, della Legge 104/92, giungendo alla formazione di un'unica classe IV in cui si ritrovavano, dunque, 24 alunni compresi quattro ragazzi disabili.


I ricorrenti lamentavano, nei confronti dell'Amministrazione scolastica, la violazione di numerosi precetti di rilevanza costituzionale oltre che dell'art. 24 della Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità e della normativa specifica di riferimento (Legge 104/1992). La decisione di accorpare le due classi, infatti, avrebbe leso palesemente i diritti degli alunni disabili violando "le regole poste a presidio del diritto dei disabili all'istruzione ed all'integrazione scolastica poiché l'eccessivo affollamento minerebbe la didattica curriculare con refluenze sulla stessa inclusione scolastica". A supporto della richiesta di annullamento dell'atto amministrativo citato, i ricorrenti lamentavano anche l'ulteriore violazione e falsa applicazione, in particolare, del D.P.R. n. 81/2009 recante «Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola [...]»: la formazione della nuova classe sarebbe risultata in contrasto, infatti, con le previsioni normative e regolamentari citate poiché composta da 24 alunni di cui 4 portatori di handicap con connotati di gravità.


Il Tribunale Amministrativo ha ritenuto senza dubbio fondato il ricorso constatando che il quadro regolamentare di riferimento è dato proprio dal D.P.R. 20 marzo 2009, n. 81 e ricordando che esso prevede, all'art. 5, comma 2, che "le classi iniziali delle scuole ed istituti di ogni ordine e grado, ivi comprese le sezioni di scuola dell'infanzia, che accolgono alunni con disabilità sono costituite, di norma, con non più di 20 alunni [...]".


Ciò premesso, il Tribunale Amministrativo ha tenuto a precisare che "la circostanza che il regolamento di che trattasi contempli l'ipotesi della presenza di disabili unicamente per le prime classi e non anche per quelle intermedie impone un'interpretazione dello stesso dato normativo in linea con le esigenze di inclusione dell'alunno disabile così come tracciate dalla legislazione interna di riferimento e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità".


Correttamente, quindi, il TAR Sicilia ha statuito che "una lettura improntata a parametri di logicità impone di ritenere che il limite dei venti alunni previsto per le «classi iniziali» debba considerarsi valido per tutte le classi" e ricorda che la stessa previsione appariva avallata anche dalle disposizioni ministeriali intervenute nel tempo come, ad esempio, le circolari ministeriali n. 18 del 2013 e n. 34 del 2014, nelle quali si invitavano le strutture periferiche dell'Amministrazione a "limitare, per quanto possibile, in presenza di grave disabilità, la formazione delle stesse con più di 20 alunni".


La delicata Sentenza in esame, oltre a statuire l'annullamento dell'atto amministrativo di accorpamento delle due classi, in quanto in contrasto con la normativa vigente in materia di tutela del diritto all'istruzione e all'inclusione degli alunni disabili, ribadisce, anche, il principio secondo cui non risulta significativo l'esito degli scrutini finali ai fini della rilevanza della violazione dei diritti degli alunni in situazione di handicap considerato che "l'esito complessivo dell'attività di didattica non può costituire parametro idoneo per verificare se lo svolgimento della stessa sia stata in linea con le norme che tutelano anche i diritti dei disabili non foss'altro perché al di là dell'esito dello scrutinio del corpo docente è indubbio che l'allocazione in una classe con un numero di alunni di gran lunga inferiore avrebbe certamente garantito per tutti un servizio quantomeno migliore oltre che in linea con le previsioni normative".

Nota a cura dell'Avv. Salvatore Russo

Pubblicato su Altalex il 5 febbraio 2015

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